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incesto

LockDown: La casa ed i suoi abitanti #3


di Membro VIP di Annunci69.it Efabilandia
29.09.2025    |    24.203    |    0 9.3
"Non disse nulla, la sospensione morale che teneva Enzo all’oscuro era la sua arma, ma la vista del fratello in lingerie la fece tremare di rabbia e desiderio..."
La casa di Torino era un groviglio di silenzi, spezzati dal ronzio della radio che suonava Angry Johnny di Poe, un’eco della furia che ribolliva dentro Antonella. L’odore di vaniglia della sua candela era svanito, sopraffatto da un misto di sudore, caffè bruciato e tensione. La cucina, con le piastrelle bianche screpolate, il tavolo di legno graffiato e le tazze sporche impilate nel lavandino, era un campo di battaglia emotivo. Antonella, seduta con una camicetta bianca stropicciata, la gonna rossa che le stringeva i fianchi, il reggiseno di pizzo bianco umido di sudore, fissava il laptop aperto su una tabella di Primark. Il sapore amaro del caffè, ormai freddo, le bruciava la gola, ma non tanto quanto la rabbia che la consumava. Ogni sorso era un promemoria della sua insoddisfazione: il lavoro la soffocava, il matrimonio con Enzo era un guscio vuoto, e la presenza di Domenico, il fratello che aveva accolto in casa per il lockdown, era diventata una ferita aperta.
La scoperta di Enzo che inculava Domenico nel salotto, con il fratello che indossava le sue calze a rete e il suo reggiseno rosso, gemendo come una cagna, l’aveva spezzata. Antonella si sentiva tradita da entrambi: Enzo, il marito che credeva di amare, era un mostro; Domenico, il fratellino che avrebbe dovuto proteggere, era un enigma, vittima o complice. La sua rabbia era un fuoco che cresceva, alimentato dall’astinenza sessuale – era da mesi che Enzo non la toccava, lasciandola con un desiderio che la tormentava. Ogni notte, sdraiata accanto a lui, sentiva il suo respiro regolare, ma il suo corpo gridava per un cazzo che non arrivava. E ora, vedere Domenico, il suo corpo scolpito, il suo cazzo grosso che aveva intravisto sotto la doccia, la confondeva, mescolando rabbia e un desiderio che non voleva ammettere.
La mattina dopo, Enzo uscì per fare la spesa, la mascherina sul viso, la felpa grigia che gli pendeva molle. Antonella, sola, sentì la rabbia montare come un’onda. Il suono della porta che si chiudeva fu un segnale: era il momento di affrontare Domenico. Lo trovò nel salotto, trasformato in una palestra improvvisata, il tappeto verde spinto contro il muro. Indossava una canottiera nera fradicia di sudore, i pantaloncini grigi tesi sui slip neri, i muscoli che si tendevano a ogni squat. La radio passava a Bitter Sweet Symphony dei The Verve, il ritmo che sembrava incitare la sua furia. L’odore di sudore di Domenico, misto a dopobarba al bergamotto, riempiva l’aria, pizzicandole il naso. “Inutile frocio!” urlò, il viso rosso, schiaffeggiandolo con forza, il suono che echeggiava sul pavimento di legno. “Come ti sei permesso di sedurre mio marito?”
Domenico, sorpreso, barcollò, gli occhi spalancati, ma non rispose. La sua passività la fece infuriare di più. Gli tirò un calcio nelle palle, e lui crollò sul tappeto, il respiro spezzato, il cazzo grosso che si induriva sotto i pantaloncini, tradendo il suo corpo. Antonella, accecata, infierì con un altro calcio sul cazzo, il tessuto che si tendeva. “Schifoso!” gridò, schiaffeggiandolo ancora, le mani che tremavano. Notò l’erezione, evidente sotto i pantaloncini, e la sua rabbia si mescolò a un desiderio che la disgustava. “Porco, ti ecciti persino con tua sorella!” ringhiò, allungando la mano, afferrandogli il cazzo attraverso il tessuto, tirandolo con forza. Domenico, gemendo, cercò di tirarsi indietro, il viso contratto, ma Antonella, persa nella foga, gli strappò i pantaloncini, lasciandolo con i slip neri tesi. Lo spinse a terra, il tappeto che gli graffiava la schiena, e gli salì con i piedi sul cazzo, duro come pietra, calpestandolo con rabbia.
Il desiderio, represso per settimane, la travolse. Si sfilò il tanga bianco, lasciandolo cadere sul tappeto, l’odore della sua eccitazione che si mescolava al sudore di Domenico. Si inginocchiò, il viso vicino al cazzo di Domenico, oltre i 18 cm, pulsante. Lo leccò, il sapore salato che le riempiva la gola, poi lo succhiò con furia, la lingua che scivolava sulla punta. Domenico, sconvolto, gemette, il corpo che tremava. Antonella, ansimando, si impalò sul suo cazzo infilandolo tutto nella sua fica, muovendosi velocemente, i fianchi che sbattevano contro di lui. Prese le mani di Domenico, costringendolo a toccarle le tette attraverso la camicetta, poi afferrò le sue palle, stringendole fino a che lui, con un urlo soffocato, schizzò sborra nella sua fica, un orgasmo che la fece urlare. Si tolse, ripulendo il cazzo con la lingua, il sapore che la nauseava e la eccitava. “Sei solo una porca rotta in culo,” disse, il viso contratto, “ma fino a che starai qui, mi dovrai far godere, visto che quello stronzo di Enzo non me lo dà.”
Enzo tornò dal supermercato, le buste di plastica che sbattevano contro le gambe, la felpa grigia macchiata di sudore, i boxer neri tesi sotto i jeans. L’aria della casa era densa, l’odore di sudore e tensione che pizzicava il naso. Antonella, seduta al tavolo con un caffè freddo, lo accolse con un silenzio gelido, gli occhi che evitavano i suoi. “Tutto ok?” chiese lui, la voce incerta, ma lei rispose con un “Sì” secco, senza guardarlo. Il suo silenzio lo spaventava, una sospensione morale che lo faceva sentire vulnerabile. Non sapeva cosa fosse successo, ma la freddezza di Antonella era una minaccia, e il suo desiderio di controllo lo spingeva verso Domenico.
Domenico, chiuso nella sua stanza, viveva in un sogno surreale, una nuvola di estremo piacere che lo confondeva. Il culo sfondato pulsava, un promemoria degli orgasmi anali che Enzo gli strappava ogni notte, la sborra che schizzava senza toccarsi. Ma ora, l’episodio con Antonella sua sorella aggiungeva un nuovo strato di vergogna: il suo cazzo grosso, traditore, aveva risposto alla sorella, e il piacere che aveva provato lo disgustava. La radio, lasciata accesa, suonava Hallelujah di Jeff Buckley, un lamento che rispecchiava il suo smarrimento. Indossava una felpa grigia larga e jeans, cercando di nascondere il corpo che lo tradiva, ma il tanga nero che Enzo gli aveva imposto gli pizzicava la pelle.
Quella notte, mentre Antonella dormiva, la camicetta bianca e la gonna rossa piegate sulla sedia, Enzo scivolò nella stanza di Domenico. L’odore di lenzuola stantie e dopobarba al bergamotto riempiva l’aria. “Eccomi, puttana,” sussurrò, abbassandogli i pantaloncini. Gli porse il cazzo doppio, circa 16 cm, duro come pietra. “Lecca.” Domenico, spezzato, obbedì, la bocca che avvolgeva il cazzo, il sapore salato che gli bruciava la gola. Enzo gemette, la mano nei suoi capelli, assaporando il potere. Poi, lo girò, spingendogli il cazzo nel culo sfondato, colpendo la prostata con movimenti brutali. “Non toccarti,” ordinò, e Domenico, il cazzo duro, schizzò sborra sul letto, l’orgasmo anale che lo travolse come un’onda. Viveva in un’estasi continua, il corpo perso in un piacere che lo umiliava. Enzo, sborrando dentro di lui, gli porse un tanga nero e un reggiseno rosso rubati ad Antonella. “Visto che Antonella ti ha già visto,” disse, un ghigno sul volto, “da domani giri in casa con reggiseno e tanga, come una vera troia.”
l giorno dopo, Domenico obbedì, indossando un tanga nero e un reggiseno rosso sotto una felpa grigia larga, il tessuto che gli graffiava la pelle. Ogni passo era un promemoria della sua umiliazione, il culo sfondato che doleva, il cazzo grosso che si induriva senza motivo camminando. Antonella, in cucina, la camicetta azzurra aperta sul primo bottone, il tanga bianco sotto i jeans, lo notò subito. “Che cazzo fai?” chiese, la voce tagliente, ma il desiderio nei suoi occhi tradiva la rabbia. Domenico, evitando il suo sguardo, borbottò: “Niente.” La radio suonava Bad Romance di Lady Gaga, un’ironia crudele per la loro situazione.
Enzo, ancora timoroso per il silenzio di Antonella, continuava a provocare Domenico. Durante un allenamento, la canottiera nera fradicia, si avvicinò, sfiorandogli il culo sotto il tanga. “Brava troia,” sussurrò, la mano che scivolava sul cazzo grosso di Domenico. Antonella, al tavolo, li vide, il cuore che batteva forte. Non disse nulla, la sospensione morale che teneva Enzo all’oscuro era la sua arma, ma la vista del fratello in lingerie la fece tremare di rabbia e desiderio.
Quella sera, mentre Enzo correggeva compiti sul divano, la felpa grigia macchiata, Antonella chiamò Domenico in bagno, la porta socchiusa. L’odore di sapone al cocco e vapore riempiva l’aria, le piastrelle azzurre che riflettevano la luce fioca. Antonella, in una camicia da notte nera, il tanga bianco umido, lo fissò. “Fammi godere,” ordinò, sfilandosi il tanga e spingendo la fica contro la sua bocca. Domenico, sorpreso, leccò, il sapore aspro e caldo che lo travolse. Poi, con un gesto improvviso, Antonella gli pisciò in bocca, un fiotto caldo che lo fece tossire, gli occhi spalancati per lo shock. “Ingoia, troia,” disse, la voce carica di disprezzo e desiderio.
Sfilò il tanga nero di Domenico, rivelando il cazzo grosso, duro e pulsante. Si impalò su di lui, muovendosi con furia, i fianchi che sbattevano contro il suo corpo. Mise le mani di Domenico sul suo culo e se lo fece toccare. Il ritmo sempre più veloce. Domenico, travolto, schizzò sborra nella sua fica, un orgasmo che la fece urlare in silenzio. Antonella, ansimando, si tolse, ripulendo il cazzo con la lingua, il sapore di sborra e piscio che le bruciava la gola. “Sei una troia rotta in culo,” disse, “ma mi farai godere ogni volta che voglio.” Cosi dicendo prese un deodorante e lo infilò nel culo del fratello mentre gli leccava il cazzo “sei proprio rotta in culo”.
La tensione esplose una sera, mentre la radio suonava My Immortal di Evanescence. Antonella, tormentata dal senso di colpa ma incapace di fermarsi, chiamò Domenico in camera, la camicia da notte nera che le scivolava sulle spalle. Si impalò sul suo cazzo, gemendo, quando Enzo, svegliandosi, sentì i rumori. Entrò e li trovò, la furia che lo travolse. “Puttana!” urlò ad Antonella, ma lei, in un impeto di rabbia, lo affrontò: “Tu hai distrutto tutto! Tu e le tue porcate con mio fratello!” Domenico, in tanga e reggiseno, si alzò, il viso rosso, il cazzo ancora duro.
Enzo, colto alla sprovvista, cercò di giustificarsi: “È stato lui a volerlo!” Ma Antonella, brandendo un tanga nero trovato nella stanza di Domenico, lo accusò di averlo costretto. Domenico, spinto al limite, confessò: “Mi ha obbligato, ma tu… tu mi hai usato!” La casa, odorante di sudore, sborra e tradimento, divenne un’arena di accuse. Antonella, furiosa, minacciò di denunciare Enzo, ma il lockdown la bloccava. Domenico, umiliato, scappò in garage, pensando di andarsene, ma la porta chiusa lo intrappolò.
La casa era silenziosa, la radio spenta. Antonella, seduta al tavolo, la camicetta azzurra macchiata di lacrime, fissava il vuoto. Enzo, in felpa e boxer, provò a parlare, ma lei lo fermò: “Non ora.” Domenico, nella sua stanza, il tanga e il reggiseno abbandonati sul pavimento, fissava il soffitto, il culo sfondato che pulsava, il cazzo che lo tradiva. La verità era esplosa, ma il lockdown li teneva prigionieri.

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